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IL CUGINO CHE USA CANVA NON È IL PROBLEMA, IL PROBELMA E' PENSARE CHE BASTI

  • 11 lug
  • Tempo di lettura: 3 min

“Tanto lo faccio io”


C’è una frase che nel mondo della comunicazione torna con una certa frequenza: “Per i social ci pensa qualcuno internamente”.


A volte è il commerciale.

A volte la segretaria.

A volte “un ragazzo giovane che usa bene Instagram”.

A volte il famoso cugino che sa usare Canva.


Oggi, naturalmente, c’è anche una nuova variante: “Per i testi ci pensa ChatGPT”.


E così, nel giro di pochi anni, il marketing è diventato una delle attività aziendali più sottovalutate di sempre.


Non perché gli strumenti non siano utili. Anzi, lo sono moltissimo.


Il problema nasce quando si confonde la semplicità di accesso a uno strumento con la competenza necessaria per costruire una comunicazione efficace.




Gli strumenti aiutano, ma non pensano al posto nostro


Canva ha reso la grafica più accessibile.

Le piattaforme social hanno semplificato la pubblicazione.

L’intelligenza artificiale ha velocizzato ricerca, bozze, idee e contenuti.


Tutto questo è positivo.


Ma sapere aprire Canva non significa avere una direzione creativa.

Sapere pubblicare un post non significa avere una strategia editoriale.

E usare ChatGPT non significa automaticamente saper comunicare.


Al massimo, significa avere a disposizione un assistente molto rapido, molto ordinato e molto bravo a rielaborare ciò che trova.

Che è già tanto.

Ma non è tutto.




ChatGPT è bravo, ma non è onnisciente


ChatGPT può essere un alleato prezioso per chi lavora nella comunicazione.


Può aiutare a fare ricerca.

Può suggerire alternative.

Può velocizzare una bozza.

Può mettere ordine tra idee confuse.


Ma non conosce davvero il posizionamento di un’azienda se nessuno glielo spiega.

Non interpreta il mercato se non gli vengono dati contesto, obiettivi e criteri.

Non sostituisce la conoscenza del cliente, la sensibilità sul tono di voce, la visione commerciale o la strategia di brand.


In pratica: può aiutare molto chi sa cosa chiedere.

Ma non trasforma automaticamente una richiesta vaga in una comunicazione efficace.




Il marketing non si improvvisa: strumenti come Canva, social e ChatGPT aiutano, ma servono strategia, metodo e visione per comunicare davvero.


Il vero problema non è la grafica brutta: è la comunicazione confusa


Oggi molte aziende non hanno una comunicazione “brutta”.


Hanno una comunicazione confusa.


Post graficamente corretti, ma senza una direzione precisa. Testi scritti bene, ma intercambiabili.

Contenuti pubblicati con costanza, ma senza una vera narrazione. Campagne attive, ma non sempre collegate a un obiettivo chiaro.


Il risultato?


Si produce presenza digitale, ma non sempre posizionamento.

Si pubblica molto, ma si costruisce poco.

Si fanno contenuti, ma non necessariamente comunicazione.


E il mercato questa differenza la percepisce.




Il marketing non è “fare cose carine”



Una grafica curata può attirare l’occhio.

Una frase brillante può generare un like.

Un post ben confezionato può funzionare sul momento.


Ma la fiducia si costruisce con coerenza, metodo e continuità.


Il marketing non è solo “fare cose belle”.

È capire cosa dire, a chi dirlo, quando dirlo e perché.


È dare forma a un’identità.

È trasformare un servizio in un messaggio comprensibile.

È rendere riconoscibile un’azienda in mezzo a tante altre.

È collegare comunicazione, obiettivi commerciali e percezione del brand.




La differenza non la farà il tool



La tecnologia continuerà a semplificare molte attività.

E questo è un vantaggio.

Ma proprio perché tutti avranno accesso agli stessi strumenti, la differenza non la farà il tool.


La differenza la farà il pensiero dietro al tool.

Non vincerà chi “sa pubblicare”.

Vincerà chi saprà costruire un messaggio rilevante.


Non vincerà chi produce più contenuti.

Vincerà chi saprà dare coerenza, identità e direzione a quei contenuti.

Non vincerà chi chiede qualcosa a ChatGPT.

Vincerà chi sa cosa chiedere, perché lo chiede e come trasformare una risposta in una scelta strategica.



Il punto è: non improvvisare


Il punto non è demonizzare gli strumenti.

E non è nemmeno dire che ogni attività debba essere gestita all’esterno dell’azienda.


Il punto è riconoscere che la comunicazione non è un’attività da improvvisare nei ritagli di tempo.


Perché oggi il marketing non è più un accessorio. È uno dei modi più concreti con cui un’azienda viene percepita, ricordata e scelta.


E no, il cugino che usa Canva non è il nemico.

Il problema è pensare che basti lui.



 
 
 

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